Nepente di Oliena. Un vino unico, celebrato da Gabriele d’Annunzio
Il Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna DOC prodotto dalla Cantina Sociale di Oliena è forse, in Sardegna, il rosso più noto e apprezzato, vero Cannonau per antonomasia, quasi a voler ribadire il senso dei versi immortali dedicatigli da Gabriele d’Annunzio:
“Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all’odore; e l’odore, indicibile, bastò a inebriarmi“.
Aspetti produttivi del Nepente di Oliena
Oliena: un terroir unico
Il vino Nepente di Oliena è ottenuto da uve cannonau quasi in purezza, dai vigneti per lo più allevati ad alberello dai soci conferitori sui terreni collinari a medio impasto delle campagne di Oliena, con rese non maggiori di 60 quintali per ettaro. Le campagne di Oliena sono contraddistinte da un terreno di composizione granitica, quasi un sabbione, originato dal disfacimento delle montagne circondanti il comune barbaricino, come il Corrasi. Questo è un terroir assai particolare, capace di conferire mineralità e freschezza, finezza e buon potenziale di invecchiamento ai vini qui prodotti.
A ciò si aggiunge il particolare microclima, che beneficia di giornate assolate, specie di estate, di inverni miti e piovosi, e di belle escursioni termiche tra il giorno e la notte, con differenze anche importanti che possono contraddistingue un rilievo dall’altro, dando vita a una miriade di microclimi e quindi a differenze da vigneto a vigneto. Ne consegue che i vini in questa parte della Sardegna siano particolarmente generosi, in quanto generati da uve ricche di zucchero e di sostanza. Allo stesso tempo, il clima contribuisce alla ricchezza aromatica, e le buone escursioni termiche fanno sì che queste sostanze aromatiche siano accumulate a dovere nelle bucce, consentendo la produzione di vini ricchi di profumo.
Ad altro non si deve la fama di Oliena in quanto a produzione vitivinicola. E la richiesta dei suoi vini nel mercato locale e nazionale.
Le operazioni di cantina
Dopo la raccolta delle uve – generalmente nella prima settimana di Ottobre – queste sono trasportate in cantina e qui sottoposte a selezione e a diraspapigiatura e avviate a vinificazione in rosso, con macerazione delle vinacce nel mosto per dieci-dodici giorni ad una temperatura di circa 25° C. Frequenti rimontaggi e delestagè assicurano l’estrazione del colore e dei composti nobili contenuti negli acini. Una volta ultimata la vinificazione, Nepente di Oliena matura in vasche di cemento e di acciaio a temperatura controllata, per incrementare in struttura e in complessità gusto-olfattiva senza perdere il proprio carattere fruttato.
Un breve affinamento in bottiglia dona equilibrio e assicura stabilità al vino, prima della messa in commercio.
La nostra analisi del vino Nepente e del suo profilo sensoriale
Nepente di Oliena si presenta nel calice con un bel rosso rubino luminoso, screziato da riflessi violacei, molto sostanzioso, con archetti che staccano con una certa lentezza dalle pareti di vetro.
Al naso Nepente di Oliena svela sensazioni intense ed accattivanti di piccoli frutti rossi e di ciliegia, impreziosite da sfumature di rosa e di viola, di rovo agreste, e di spezie leggere ma intense come il pepe verde. Un bouquet più discreto rispetto a quello intenso ed etereo dell’Irilai, è più tradizionale rispetto a quello più elegantemente internazionale del Corrasi.
In bocca Nepente di Oliena è un vino pieno e strutturato, caldo e abbastanza morbido, vivificato da una decisa freschezza e da un certo piacevole tanni, e da aromi fini e di grande persistenza.
Un rosso perfetto con i piatti della tradizioen sarda. Qualche suggerimenti di abbinamento
Nepente di Oliena, nonostante la sua gioventù e la sua freschezza, si abbina con piatti di una certa struttura, sia primi sia secondi di carne. All’aperitivo, lo potremmo accostare ad un tagliere di pecorino sardo e di salsiccia sarda, quella magari fatta con l’uso dello stesso vino nepente, accompagnato da pane civraxiu e da crema di formaggio. Una delizia.
A pranzo, invece, si potrebbe pensare ad primo umido tipicamente barbaricino come is filindeus in brodo di pecora, particolarissima tipologia di pasta molto fine stirata completamente a mano, e cotta nel brodo di pecora e accompagnata da un po’ di pecorino: una delizia che ci ha avuto la fortuna di visitare Nuoro e di fermarcisi per pranzo non si sarà lasciato sfuggire.
Oppure, potremmo accompagnarlo a secondi della tradizione del quinto-quarto come le frattaglie con le cipolle o alla lingua di manzo in salmì. E infine, con il classico procceddu a su schidoni, il maialetto da latte arrostito sullo spiedo aromatizzato dalle frasche di mirto! Un accostamento della tradizione, per quanto gli intenditori potrebbero desiderare per un piatto così delicato un rosso più gentile, come il Tiscali, per rimanere in tema Nepente di Oliena, o un buon Monica di Sardegna DOC come il Karel o il Perdera.













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